...è un'ansia demiurgica quella che muove Giuseppina Mira, che la ispira, che la possiede, e che prende corpo in qualcosa che è subito riconoscibile, e che sta davanti ai nostri occhi. Qualcosa che di volta in volta viene come rinominato dall'innocenza, dal candore dell'autrice di questi versi, la quale, nel momento stesso in cui dice, fa, agisce, opera sulla propria coscienza e su quella degli altri, sulla propria e sull'altrui percezione...
…Giuseppina Mira ha imprigionato in queste pagine i suoi soffi vitali, i refoli di un'esistenza tutta rivolta alla bellezza e all'amore. L'autrice è come se alitasse sui suoi fogli, rendendoli vivi, palpitanti… Le poesie di Giuseppina Mira sono come messaggi affidati a una bottiglia che fluttua in un mare in tempesta: le onde che infuriano, e i venti procellosi trascinano l'ignaro recipiente, il cui contenuto però rimane intatto. Messaggi che, in un mondo per niente pacificato come il nostro, esposto ogni giorno alla violenza cieca di nuovi integralismi, sono timide fiammelle nell'oscurità della notte. Può la poesia cambiare il mondo? A una domanda del genere Giuseppina Mira sembra voler rispondere di sì: è solo che troppo rumore sovrasta e copre la voce del poeta-profeta. Un profeta, come nel caso della Mira, che non tanto dice prima, quanto assume in anticipo gli eventi, per risistemarli in un nuovo, diverso ordinamento di parole e di significati.
Salvatore Ferlita Critico letterario Giornalista de “La Repubblica” e de “La Sicilia”



