Per Agrigento 2020. Passeggiando nella Valle dei Templi

Caro Sindaco, auspico che almeno una volta nella vita tutti possano fare una passeggiata nella Valle dei Templi per comprendere la tua e la nostra ragione di volere Agrigento 2020. Si prova qualcosa di indescrivibile, ma l’ho voluto descrivere. Ho trovato questo coraggio.

I miei pensieri hanno impennate di incandescenze quando cammino tra i Templi di Agrigento e voci sorte dalle pietre, vibranti di civiltà, mi raccontano della primavera che viene a sposare le maestose e incantevoli colonne con i profumati e allegri alberi di mandorlo, della festa che ricama di fiabe le emozioni. Mi immergo in questa suggestiva festa che fa brillare i giorni e ascolto echi suadenti che invitano a vigilare su questo paradiso e ad essere solide colonne di amore, mentre dagli alberi di mandorlo si sussurra che essi diffondono il profumo della primavera, prima del tempo, per farci comprendere che la nostra “terra” deve essere, prima di tutto, fiorente, diffondendo il profumo della storia. Corro ad accarezzare un mandorlo e ad abbracciare una colonna e mi pare di essere avvolta dal fascino del mistero. Il silenzio si accende nuovamente di parole e la Valle mi dice di far sapere a tutti che desidera essere amata. Come si può restare insensibili a tale appello, sapendo che nel suo grembo c’è pure il Giardino della Kolymbetra, sogno reale e realtà da sogno, come tutto il Parco archeologico e paesaggistico? Amare la Valle dei Templi vuol dire tutelare ciò che di veramente bello l’uomo sia riuscito a scolpire nella natura e nel tempo e, dunque, ammirare l’uomo che riesce a far germinare la luce: quella luce che avvolge la Valle dichiarata “Patrimonio dell’Umanità”. Mi sembra che il presente si adorni di un’aureola sfavillante che irradia tutt’intorno la sua storia plurisecolare. Penso che far coesistere passato e presente sia come far prendere per mano dalla madre il figlio, sia come vestire di sacralità la storia, sia come far fiorire un mito ricco di prospettive per il futuro, un mito che riscatti la brevità della vita umana, la sua mortalità con l’immortalità della Bellezza. E rientra a pieno titolo nel mito la Valle dei Templi. E in sintonia con tale magnificenza ecco le sculture di Igor Mitoraj nella Valle: sagome e volti grandi, per far risaltare la grandezza dell’uomo, capace di generare la grandezza della civiltà. Le sculture sono eredi dei Telamoni, i giganti che da secoli nella Valle dei Templi ci spronano ad essere forti, a sorreggere con coraggio la quotidianità, ad attingere alle nostre energie soprattutto interiori. E molti figli della nostra amata “terra” traggono vigore dalle nostre origini, affinché la nostra luce cresca sempre più rigogliosa. Ci sentiamo tra le braccia della Madre Terra con radici profonde nella coscienza storica, pronti a donare frutti luminosi. Tutto giganteggia e la dignità si erge maestosa come i Telamoni e le sculture di Mitoraj. Si firma il “Patto della Concordia” tra presente e passato per un futuro più smagliante e la grandezza dell’uomo diventa epos quotidiano. Quell’epos che fece suo l’archeologo e capitano inglese Alexander Hardcastle che, venuto nella Valle dei Templi, se ne innamorò a tal punto da realizzare opere, da lui stesso finanziate, per far emergere sempre più le meraviglie della nostra “terra”. A lui va la riconoscenza degli Agrigentini e non solo, con l’auspicio che tutti possiamo essere consapevoli che nella Valle dei Templi si respira un humus straordinariamente indimenticabile. E questo respiro è l’oasi di ogni tempo, l’oasi di ogni generazione, l’oasi della storia di Agrigento, prossima a festeggiare i suoi splendidi 2600 anni, nel 2020. E quale modo migliore di festeggiare tale spettacolare compleanno se non con la proclamazione a Capitale Italiana della Cultura!

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