Eloquente gesto di civiltà del Cepasa e del Comune di Agrigento in ricordo del commissario Tandoy e dello studente Damanti

Nel pomeriggio di giovedì, 30 marzo 2017, presso il salone del Distretto Turistico, Viale della Vittoria di Agrigento, il Cepasa, presieduto da Paolo Cilona, ha organizzato una commovente, significativa e importante manifestazione commemorativa dedicata al commissario di Polizia, Cataldo Tandoy, ucciso 57 anni fa, assieme a Ninni Damanti, uno studente che per caso si trovò nel luogo del delitto e che fu raggiunto da un proiettile vagante.

Molto numeroso ed attento il pubblico che, avendo apprezzato fervidamente l’iniziativa, ne ha rilevato il grande successo.

Sono intervenuti gli avvocati Michelangelo Taibi, Elisa Cilona, Mario Raso, Enrico Quattrocchi, lo storico Salvatore Fucà, il presidente del Cepasa e del Telamone, Paolo Cilona. Ha coordinato i lavori il regista Enzo Alessi.

Hanno declamato poesie, in ricordo dei protagonisti del 30 marzo 1960, Giuseppina Mira, Stella Camillieri, Daniela Ilardi. Ha declamato una poesia, dedicata alle vittime della mafia, Enzo Argento.

Nella mattinata, per iniziativa del Cepasa e del Comune di Agrigento, il sindaco Lillo Firetto aveva scoperto una lapide nei pressi del luogo dell’agguato. Eloquente gesto di civiltà!

Paolo Cilona, da sempre in prima linea in iniziative socio-culturali intelligenti e coinvolgenti, ha evidenziato la necessità di non dimenticare ciò che è stato, per affrontare ciò che è e ciò che sarà con più vigore etico, facendo emergere la verità e non obliando un servitore dello stato e un giovane studente, vittime della mafia.

E il filo della vita si spezzò

In memoria di Cataldo Tandoy e Ninni Damanti

E il filo della vita si spezzò
nello stesso momento per entrambi.
Non doveva accadere, ma accadde.
Fu una sera di marzo, per strada.
Si camminava, si passeggiava, si dialogava.
La voglia di vivere
rimbalzava sempre più in alto
attenta a non far cadere
i desideri smaglianti come cristallo.
Una sera con brezze di nuovi giorni.
Una sera con primavere di sorrisi.
Ma un agguato colpì, trafisse, schiantò a terra
i sogni di un servitore dello Stato e di un ragazzo
per caso, per un assurdo caso.
L’agguato tradì chi era a servizio pure di quel ragazzo
e voleva far crescere le radici del suo avvenire.
E fu sofferenza per la giustizia
che voleva far germogliare aurore.
Per la coscienza che sanguinava
sulle pietre aguzze della violenza.
Per la libertà che non voleva
essere chiusa in prigione.
E fu clamore.
E fu frastuono.
E fu torrente in piena.
Si raccolse la verità, a brandelli.
Ma non si raccolse il ricordo.
Solo chi ebbe il cuore per sempre trafitto
non dimenticò
e il dolore fu più cupo.
Perché l’oblio?
Perché non cucire col filo della vita
gli strappi della storia?
Non più l’oblio che uccide come la morte
ma la memoria che fa tornare a vivere.

Giuseppina Mira

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