Cerimonia del “Giorno del Ricordo” alla Prefettura di Agrigento

Il 10 febbraio 2017, ore10.00, si è svolta una solenne e commovente cerimonia in ricordo dei Martiri delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, organizzata da S. E. Dott. Nicola Diomede, Prefetto di Agrigento, in concomitanza con il Provveditore agli Studi di Agrigento, Dott. Raffaele Zarbo presso il Salone di rappresentanza del Palazzo di Governo, alla presenza delle Autorità provinciali, con la partecipazione di una numerosa rappresentanza di studenti.

In apertura, il Prefetto, dopo i saluti, ha letto la lettera scritta da Rosa Vasile, figlia di Gerlando Vasile, nativo di Siculiana, che è andato a lavorare presso la Questura di Fiume, come impiegato civile, ed è scomparso il tre maggio 1945. Rosa Vasile ha esternato sentimenti palpitanti di dolore per le vittime innocenti delle foibe e di solidarietà per i familiari. Il Prefetto ha rilevato l’assurda persecuzione delle truppe di Tito che, dopo avere occupato le terre di Istria, Dalmazia, Venezia Giulia, hanno  perseguitato, imprigionato, fatto scomparire oltre 12.000 Italiani, e hanno costretto 300.000 Italiani all’esodo.                                                                       Si è ascoltata la testimonianza del prof. Domenico Svettini, istriano, riguardo a quel periodo di terrore. Sono stati letti brani storici da alcuni studenti del Liceo Classico “Empedocle” di Agrigento, accompagnati alla cerimonia dalla professoressa Giovanna Riolo. Sono state declamate poesie da un alunno e dalla professoressa Giuseppina Mira.  Sono intervenuti il presidente della Consulta provinciale studentesca e il presidente della Commissione legalità C.P.S. Il coordinamento è stato del docente Gerlando Cilona.

Durante la cerimonia c’è stata la consegna delle “Medaglie”, concesse dal Presidente della Repubblica,  in memoria dei cittadini del territorio agrigentino, vittime delle foibe, ai familiari di Calogero Sardo Cardalano, nativo di Agrigento, Filippo Coniglio, nativo di Cammarata, Antonino Di Gioia, nativo di Canicattì.

La cerimonia ha suscitato profonda commozione, essendo vivo il ricordo di chi ha avuto la vita frantumata dalla follia umana.

È stata recitata “La preghiera del Vescovo”, dedicata a tutti quegli innocenti condannati ingiustamente ad una morte atroce e ad un esodo altrettanto ingiusto.

Molti studenti sono stati invitati a partecipare, per spronare i giovani, che sono i cittadini di oggi e di domani, ad interiorizzare il tempo che è stato, per un continuum tra passato e presente e per un futuro più solido.

Ha, altresì, partecipato alla cerimonia commemorativa una rappresentanza di cittadini extracomunitari richiedenti asilo, attualmente ospitati in una comunità della provincia, per dare la possibilità di conoscere un importante periodo della storia italiana e a tutti noi la consapevolezza che anche loro sono perseguitati e hanno bisogno di integrazione. A chiusura della cerimonia una giovane studentessa ha suonato magistralmente il violino e quella musica soave ha richiamato tutti alla sinfonia dell’esistenza.

Oggi si chiede ad ognuno di noi la promozione umana ed etica della società, il diritto alla dignità, il dovere della dignità. Si chiede di vivere secondo i canoni dell’amore, che è vera cultura. Si chiede, soprattutto, ai giovani di interiorizzare il tempo che è stato, per un continuum tra passato e presente e un futuro più solido.

Allora abbiamo fatto benissimo a rispondere sì all’appello del Giorno del Ricordo. Rispondiamo sempre sì all’appello di ogni testimonianza di civiltà, legalità, moralità per tutelare l’armonia della vita.

 

IN RICORDO DEI MARTIRI DELLE FOIBE

IL CIELO NON SI ACCESE D’AZZURRO

La vita voleva vivere
l’amore voleva amare.
Ma il Tempo
camminò scalzo sulle pietre aguzze.
Scalzo, sanguinante, lacerato dal dolore.
Quanti figli scaraventati nelle foibe!
Uomini, donne, bambini
straziati da fili di ferro
e scagliati nei pozzi
legati dal tragico stesso destino.
Sguardi allibiti, sgomenti, atterriti.
Torture addensate come tempestose nubi
sulle agonie dei pensieri.
Niente più slanci di sogni
ma solo abissi di sofferenze
lì sotto dove i nomi precipitavano
in un oscuro e angoscioso silenzio.
Le voci della luce
inghiottite dalla notte
la pace tormentata
la libertà massacrata!
Il cielo non si accese d’azzurro.
La Storia si vestì a lutto.
Fu un pianto disperato
e tra i singhiozzi così parlò:
“Voi tutti che siete il presente e il futuro del mondo
ricordatevi degli Innocenti
che vi chiedono di non chiudere gli occhi del cuore
che vi chiedono di far aprire le ali alle speranze
che vi chiedono di non fare precipitare il sole nel burrone.
Voi tutti ricordatevi di non spegnere le aurore.
Mai più, mai più le tenebre delle foibe!”

Giuseppina Mira

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