Carlo Cataldo

Appartiene al poeta la memoria storica di una Terra: non amata ma che va salvata. Memoria di musiche, leggende, luci; ma anche di rancori, insulti, guerre. Memorie di libere spiagge; ma anche di strade cruente e massacri d’aquiloni. Memoria che implora divinità, forgia purezze, suscita patrimoni di sapere, crede nella pace e nella bontà della Natura…Questa memoria storica, che conosce luminosi esordi e funerei tramonti epocali, anche se non amata, va salvata. La poesia, nella struttura evocativa e assertiva, pare modularsi sugli andanti e i rondò di antiche nenie del Sud…
Ci rinserra una prigione ignota all’Anima, che vola col sogno, diviene gabbiano sorvolante marini abissi ed eteree plaghe, senza ferirsi a scogli. E si fa cielo, mare per sbriciolare le pareti della prigione, per dare ali alla vita, in una nuova alba e con nuovo sole…

Carlo Cataldo – Docente – Critico letterario – Storico

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